I registri sociali delle confraternite istriane - significative fonti per lo studio della storia sociale ed economica (un esempio di Torre nel Parentino)

Autori

  • Vjekoslav Štoković

Abstract

L’attenzione di questo lavoro è focalizzata sull’attività delle confraternite istriane sul piano sociale ed economico, sul loro significato, tut’altro che irrilevante, sul loro ruolo in tutti gli aspetti della vita del microcosmo istriano del medioevo e di parte dell’evo moderno. Le fonti principali per studiare le confraternite sono innanzitutto i loro registri sociali, i rapporti dei funzionari veneziani, le relazioni episcoli »ad limina«. Quantunque i registri congregazionali siano reperibili in numero relativamente notevole ed in buono stato di conservazione, sono stati usati ben poco e, fino ad oggi, non esiste uno studio scientifico completo delle confraternite istriane. Le confraternite rappresentavano una forma associativa volontaria laica per soddisfare gli interessi sociali, materiali o spirituali di determinati gruppi di persone. Per quanto contenessero una accentuata componente religiosa e fossero regolate dal diritto canonico (il vescovo concedeva il nullaosta alla loro fondazione, ne approvava il regolamento e controllava l’operato), la loro attività era molto più vasta: un’aliquota delle entrate veniva data in prestito agli affiliati, ma anche agli altri (al tasso del 6% rimasto immutato per secoli); un’altra parte s’impiegava per curare gli affiliati malati od esausti ed in genere per soccorrere i bisognosi (alcune confraternite mantenevano pure degli ospizi); una parte, infine, veniva investita in edifici sacri, per la loro costruzione, per il loro abbellimento, per la loro manutenzione. Le entrate provengono da beni mobili e immobili (arativi, pascolativi, vigneti, oliveti, boschi, case, bestiame, eccetera) che in parte si danno in affitto, ed in parte lavorati dai medesimi affiliati. Quale fosse la potenza materiale delle confraternite si può desumere, ad esempio, dai dati relativi alle loro entrate del 1741. Il loro potere finanziario (729.320 lire) era la somma monetaria più alta dellTstria veneta dell’epoca, che suparava persino i bilanci comunali. È importante sottolineare che tali mezzi venivano impiegati interamente nei luoghi in cui si realizzavano, a differenza delle imposte che, per la maggior parte, finivano nella metropoli. La vasta ed articolata attività in tutti i campi della vita sociale e pubblica, nonché il gran numero di confraternite esistente, suggerisce la conclusione che esse, in gran misura, si facevano carico del ruolo che, diversamente, sarebbe spettato ai servizi statali; i quali non erano funzionali, spesso esistevano solo pro-forma o espletavano male le proprie mansioni. Ciò si manifestava in particolare nei tempi di crisi, com’era appunto l’epoca in cui fiorirono la confraternite (XVI, X V II e X V III secolo). Secondo l’autore, si tratta probabilmente del periodo più nero del passato dell’Istria: contrapposizione di due diversi ordinamenti politici, crisi economiche, epidemie di peste, guerre, spopolamento, colonizzazione, banditismo, rapine, eccetera. È appunto in siffatte circostanze che le confraternite sorgono nei villaggi e nei centri municipali, tanto nella parte veneziana quanto in quella austriaca dell’Istria. Con sufficiente certezza si può affermare che, direttamente o indirettamente, quasi tutta la popolazione era coinvolta nella loro attività. Il potere statale, specie quello veneziano, cercava tuttavia di sorvegliarne l’operato, specie in campo economico, per poter comminare loro le imposte dovute. A questo scopo era stato prescritto l’obbligo dei registri sociali e catastali. Nella realtà, le confraternite riuscivano spesso a sfuggire al controllo sia dello Stato che della chiesa. Nei libri sociali, ad esempio, registravano solamente i dati indispensabili, quelli, cioè, che bastavano a soddisfare gli obblighi di legge; e lo si faceva in modo che le entrate quasi sempre coprivano le uscite; i catasti dei beni venivano elaborati sommariamnete, con descrizioni vaghe, tanto che era estremamente difficile stabilire la reale entità dei loro possedimenti. A titolo illustrativo si adduce l’esempio di sette confraternite di Torre (Tar) (dell’anno 1729) dove si vede quanti appezzamenti di terra possedevano, ma non la loro grandezza e struttura, né, tanto meno, il reddito che se ne poteva ricavare. Cedendo alla pressione delle autorità, nel 1750 si dovette istituire un catasto un po’ più preciso.

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Pubblicato

1991-03-02

Fascicolo

Sezione

Trattati e articoli