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CASINETTO DI GIANNATONIO SELVA NEL PARCO AGRARIO DI GIOVANNI LUCA GARAGNIN

Ana Šverko ; Institut za povijest umjetnosti Centar Cvito Fisković, Split


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Il giardino della famiglia nobile Garagnin a Travarica, nella parte continentale di Traù (Trogir), si considera il primo orto botanico in Croazia. La diversità delle sorti vegetali è solo uno dei suoi temi. Sintetizzando le caratteristiche del podere agrario con l’atmosfera del parco e la bella architettura con i lapidi antichi, l’orto rappresenta il campo in cui si incontrano la scienza, l’utilità e l’arte uniti secondo le idee del suo creatore Giovanni Luca Garagnin iunior.
Sulle tracce dei documenti scoperti nel lavoro si analizzano, datano e attribuiscono i proggetti e l’architettura dell’orto, creati a cavallo dei due secoli, dal Settecento all’Ottocento. Risalta il ruolo del proprietario Luca Garagnin, l’agronomo e l’economista di professione, il fisiocratico eminente, come un moderatore su tutti i livelli della creazione ma anche come l’autore del progetto finale dell’orto. I progetti si osservano alla luce d’orto di quell’epoca di C.C.L. Hirschfeld, C.H. Watelet, T. Whately e gli altri come anche alla luce della poesia impegnata dedicata agli orti di cui il Garagnin era un ottimo conoscente. I dati dei suoi influssi scientifici e letterari, li troviamo anche nelle lettere della contessa Isabella Teotochi – Albrizzi, la proprietaria del famoso salotto di cultura a Venezia, con cui per gli anni manteneva la corrispondenza intima.
Si stabilisce, durante il lavoro, un nuovo termine, ‘l’orna ferma’ (ferme ornèe), una tipologia specifica di quel tempo che unisce la composizione del paessaggio ai piantagioni. Il Garagnin userà questa tipologia nella formazione del podere di prova a Divulje mentre il loro parco agrario a Travarica ne rappresenta la miniatura. In questo susseguirsi di quattro progetti dell’orto, ogni successivo è più sviluppato nella sua forma mantenendo pur sempre la continuazione d’una stessa idea; lo sfruttamento razionale del podere, ma accentuando il carattere pittoresco, aprendo la vista e delineando gli ingressi e le varie zone con gli edifici utilitari e progettati in modo ben ponderato; la parte centrale dell’orto con il casinetto si organizza nel modo che prevalga la caratteristica estetica nella formazione. La stratificazione è anche presente: l’orto botanico si organizza dentro la parte agraria in cui viene organizzata sia la comunicazione sia l’architettura caratteristica dei parchi.
Il ruolo importante nell’elaborazione dei progetti dell’orto l’aveva Giovanni Miotto, l’agrimensore di Padova che era impiegato dal Garagnin come l’ortolano botanico e l’amministratore del podere. Sul progetto finale dell’orto, disegnato dal Miotto, si trova una ghiacciaia sulla collina artificiale, fin adesso non notata. Gli edifici dell’orto non erano l’oggetto nè dell’indagine nè dell’analisi architettonica e perciò l’attribuzione e la datazione dei documenti scritti e disegnati
prima di tutto ci servivano a fare una presentazione completa dell’edificio centrale dell’orto – il casinetto. La corrispondenza ritrovata recentemente tra Luca Garagnin e il consulente Giannantonio Selva, uno degli architetti classicistici italiani più importanti, ci testimonia che il committente vanitoso imponeva assolutamente al consulente i suoi desideri. Le loro lettere, aggiunte ai progetti archivistici confermano il Selva l’autore dell’allargamento e della trasformazione della casetta di ortolano in casinetto elegante, dai primi progetti fino ai dettagli della decorazione interna.
Il progetto del Selva dell’arredamento interno di quest’edificio è il riflesso classicistico dell’antica con cui crea l’atmosfera museale nell’ambito delle lapide antiche dell’orto ed è uno dei suoi rari disegni dell’interno salvati. Grazie al libro delle spese del Garagnin si datano precisamente le fasi della costruzione del casinetto a cominciare dal 1800. La fotodocumentazione archivistica conferma che la realizzazione del progetto è stata fatta assolutamente seguendo i progetti del Selva.
Si presenta anche il progetto di cedraia del Selva assieme al fondamento del geometro Ivan Danilo che serviva al Selva per elaborare i progetti in base a cui si analizza questa costruzione. Si prospetta la possibilità che il progetto esecutivo dell’entrata principale al sud e delle relative barchesse fosse l’opera dell’architetto Andrea Rigato di Padova, fatto secondo il modello del Selva.
Nel periodo dopo Luca Garagnin, l’atmosfera del parco supera tutte le altre caratteristiche e quest’orto diventerà un parco, anzi il parco Garagnin-Fanfogna, e come tale oggi è noto e sta per sparire. Qui l’autore ha collegato tanti contrasti, la bellezza del giardino in cui uno si rilassa e l’utilità del podere assieme al richiamo di raccogliere, esperimentare, introdurre e creare delle nuove sorte vegetali e di presentare la raccolta archeologica. Il parco agrario del Garagnin è un’immagine di un pratico romantico, la forma dove i contrasti più si attirano che respingono e perciò, crediamo, possono risuscitare proprio nella sua complessità contradditiva.

Ključne riječi

Hrčak ID:

101784

URI

https://hrcak.srce.hr/101784

Datum izdavanja:

15.8.2011.

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