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NUOVE CONFERME PER DUJAM VUŠKOVIĆ

Joško Belamarić ; Konzervatorski odjel - Split


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Sažetak

Il nome di Dujam Vušković era fino alla scoperta degli affreschi nella cappella di S. Doimo nella cattedrale di Spalato, nell'anno 1958, solo uno tra i nomi di decine di maestri locali tardogotici la cui opera non si è conservata (''nomi senza quadri "). Il ritrovamento degli affreschi spalatini e la coraggiosa attribuzione di D. Domančić alla stessa mano del celebre polittico di Ugljan ha sollevato nella storia dell'arte croata tutta una serie di questioni, dubbi e nuove proposte. Non meraviglia, per questo, l'affermazione più volte ripetuta che il problema di Dujam Vusković è tra i più complessi problemi ancora aperti della scuola pittorica dalmata del XV secolo. Nell'articolo si attribuisce al maestro una rappresentazione a tempera di S. Anastasio sul rovescio del primo foglio del libro della Regola della Confraternita di S. Anastasio, fondata a Spalato il 3 agosto 1442 (Archivio arcivescovile a Spalato, KAS 215, l r-18v). L'impostazione della figura del santo; la tipologia degli angeli che suonano il portativo e il liuto; gli elementi della decorazione; il caratteristico sistema coloristico - tutto ciò ci permette facilmente di collegare quest'immagine con gli affreschi spalatini e il polittico di Ugljan, e ora anche con il polittico di Pietroburgo convincentemente attribuito a Dujam da Andrea de Marchi. Questo polittico, come possiamo già concludere dalle rappresentazioni di santi spalatini e francescani, stava certamente nella chiesa di S. Francesco in Riva a Spalato, molto probabilmente sull'altare maggiore. Le trascrizioni archivistiche, finora poco sfruttate, di Giuseppe Praga, il cui lascito è custodito alla Biblioteca Marciana, ci permettono di ricostruire una parte di questa vicenda. Nella serie dei testamenti spalatini in cui si ricorda il monasterium Sancti Francisci extra muros si trova anche il testamento di Iohannis filii condam ser Nicole Bubanich de Spaleto, datato 1437, con cui questi lasciava 80 ducati per dipingere la pala dell'altare maggiore. La constatazione che tra le parti scomparse del polittico di Pietroburgo, che - come dimostra Andrea de Marchi - poteva avere in origine la forma e le dimensioni di quello di Ugljan, manca anche la rappresentazione della Madonna, che si trovava certamente al centro, induce ali 'attraente ipotesi che il compito del pittore consistesse nel dipingere una suntuosa cornice per un 'icona miracolosa che si venerava su li 'altare maggiore, e che nel 1413 fu restaurata a Zara da Meneghello de' Canali. Un'altra interessante ipotesi è che al polittico sia legato anche un altro documento, un testamento del 12 settembre 1453 in cui dona Nicolota filia condam Bubalich et uxor olim Vuchi Calegari dichiarava come debita a ser Doymo Vuzchovich pentore de avere L. sedexe s. O. Dalla documentazione archivisticha raccolta dal Praga, scopriamo che Dujam dipinse nel 1450 un polittico per il convento di S. Maria de Taurello a Spalato. Lo stesso anno per Giorgio Dalmata fece realizzare un casone de certe medaglie, verosimilmente medaglie rinascimentali come quelle di Pisanello, tra le quali quella con il ritratto dell'imperatore Giovanni Paleologo servi al maestro Giorgio come modello diretto per la scultira di una testa sulla cornice delle absidi sibenicensi. Occore aggiungere, tuttavia, che nello stesso anno 1450 si protestò contro un baratto del Vusković con i mezzi di una delle confraternite 41 spalatine - di cui purtroppo nel documento non è citato il nome (di S. Anastasio?). Le opere spalatine del Vusković recentemente scoperte e tutto un fascicolo di documenti nuovi che parlano di lui e di suo figlio, continuatore della bottega, portano nuova luce sulla storia della pittura dalmata del XV secolo, in particolare sulla personalità di uno dei suoi protagonisti. Dujam Vusković morì verosimilmente nel 1458 o nella prima metà del 1459. Possiamo parzialmente ricostruire il suo testamento dai documenti in relazione a vari legati e obblighi di suo figlio e della cerchia dei collaboratori. Risulta che era stato sepolto nella chiesa di S. Francesco in Riva a Spalato, e anche il suo nome dev'essere aggiunto alla corona degli illustri Spalatini che vi riposano. Nuovi ritrovamenti renderrano possibile un 'an al i si più sicura delle sue fonti stilistiche e dei suoi raggiungimenti. Qui è forse possibile preannunciare in quali direzioni si possono svolgere queste analisi. È stato spesso citato, per esempio, un disegno raffigurante un nudo di giovane su un leggio davanti a S. Matteo come illustrazione del nuovo spirito umanistico del XV secolo. L'autore lo spiega indirettamente e direttamente. Un documento di eccezionale valore(/' inventario dei beni del 1475) tramanda che in casa del figlio di Dujam, Marinella - tra le altre cose che descrivono la stessa come un vero atelier - vera anche una cassa de albedo in la qual sono desegni in carta bombaxina in peci picolo e grandi cerca mille. Si tratta sicuramente di un numero impressionante di disegni, accumulati in due o, forse, tre generazioni di Vusković, tra i quali si devono cercare anche quelli ricordati dello Squarcione che Marinella aveva preso dal Giorgio Čulinović - Schiavone e di cui poi aveva ritardato la restituzione. Sulla traccia della citazione dei mille disegni nell'atelier di Mari nello si può porre la questione se sotto i dipinti del Vusković se ne possano intravedere alcuni. Il nudo sul leggio accanto alla figura dell'Evangelista Matteo, tutto considerato, risponde a questo interrogativo. Si tratta di un equivoco. L'Evangelista Luca, il presunto pittore della Madonna, è rappresentato - anche se non troppo spesso - nel suo atelier, in cu i allora si vedono dipinti, rilievi e statue. Vusković poté dunque prendere il disegno "senza titolo" che rappresentava l'Evangelista Luca e uttilizzarlo come modello per il suo S. Matteo. Le opere di nuova attribuzione, insieme a quelle già ricordate, confermano forse anche il debito veneziano che il Vusković aveva direttamente nei confronti di Gentile da Fabriano. I suoi dipinti rimandano più al piacere che alla devozione; i drappeggi dei suoi santi sono più dignitosi dei loro volti. Manca loro lo splendore metafisica, la malinconia della figure di Biagio di Giorgio. Tuttavia, in tutta la pittura dalmata tardogotica non troveremo un colorito più suggestivo.

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