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IL SANTO SUL TRONO: UN GRUPPO DI SCULTURE DI LEGNO DELL’ ISOLA DI CHERSO

Tea Sušanj Protić ; Konzervatorski odjel Ministarstva kulture u Rijeci


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La scultura di legno tardo gotica dell’ isola di Cherso, fin adesso poco conosciuta, presenta un santo sul trono in atto di benedizione. Le tre sculture dei santi sul trono, sia in grandezza naturale sia in soprannaturale, sono simili nella modellatura; la scultura del patrono della città di Cherso Sant’ Isidoro, dalla chiesa di Sant’ Isidoro a Cherso, la scultura del vescovo di Ossero, il patrono di tutta la diocesi di Krk San Gaudenzio dalla cappella di San Gaudenzio e la scultura di San Nicola a Martinšćica dall’ omonima cappella. Queste sculture dei santi vescovi appartenevano alla produzione seriale e si distinguevano solo dagli attributi. Le caratteristiche rustiche contiene anche la scultura di Sant’Antonio, l’abate di Cherso, originalmente situata nella cappella di Sant’ Antonio a Cherso. Le sculture menzionate fanno parte d’un gruppo di sculture di legno tardo gotiche, dei santi seduti, che sono numerose in tutta l’Istria e il Quarnaro. La maggior parte delle sculture sia d’Istria sia di Cherso, rappresentano i titolari delle chiese e delle cappelle. In tutte le sculture la funzione del patrone viene espressa nella posizione seduta della scultura siccome il trono simboleggia la saggezza più elavata. I santi si presentano con la barba, il segno iconografico del patriarco o del profeta che anche suggerisce il potere e la saggezza. L’altra caratteristica importante e costante nella rappresentazione sono gli attributi vescovili dei santi. La morfologia del tema, il vescovo sulla cattedra, si sceglie anche per gli altri santi patroni come per esempio Sant’ Antonio, l’abate che come titolare si presenta con la mitra che simboleggia il privileggio e la pastorale e che determina la dignità e il servizio pastorale per i credenti.
I dati archivistici degli scultori di Cherso fin adesso non sono stati ritrovati. Ciò nonostante l’ambiente, riconosciuto come la sede dell’officina di tagliapietre molto attiva alla fine del 400 e all’inizio di 500, doveva avere anche le officine d’incisione che soddisfacevano l’esigenza della fornitura degli altari per molti edifici sacrali sull’isola.
Le sculture di San Biaggio e San Girolamo dal museo di Cherso, originalmente dalla cappella di San Biaggio sono le opere d’ incisione d’ una qualitá più alta. La modellatura preziosa ed armoniosa e l’abilità del mastro nella cura dei dettagli della faccia con il rilievo accentato delle caratteristiche di ritratto ce lo confermano. La figura centrale di San Biaggio, suggerisce l’essistenza d’un altra figura laterale a destra ed è possibile pressuppore una composizione dell’altare originaria più complessa e più monumentale.
Il santo seduto nell’atto di benedizione è molto spesso la figura centrale sui polittici dipinti di Antonio e Bartolomeo Vivarini. La tipologia dei santi di questa officina si riconosce anche nella scultura centrale di San Antonio dal polittico di Rab. Si trova nella nicchia centrale del trittico ed è uguale alla scultura di San Antonio di Castua (Kastav) che V. Ekl attribuisce al mastro friuliano Domenico di Tolmezzo. La scultura di San Isidoro di Cherso era anche la figura centrale della pala d’altare come troviamo nei documenti ed analogicamente possiamo supporre che anche le altre sculture menzionate qui abbiano la posizione centrale sulla pala d’altare. Gli altri esempi, come la scultura dal museo di Cherso, invece ci testimoniano l’ imitazione delle intere pale d’altare con delle figure.
L’opera più apprezzata all’interno del gruppo delle sculture di Cherso con la rappresentazione del santo sul trono è la scultura di San Nicola di Lubenica. La tipologia del vecchieto aschetico con la barba riccia e corta è simile alle figure severe dei santi di Antonio e Bartolomeo Vivarini. Il corpo della scultura è modellato secondo la tradizione greca e si suppone che la non corrispondenza sia il risultato dell’ulteriore modellazione di alcune parti del corpo. Nonostante la non corrispondenza, la scultura di Lubenica poteva essere il modello ai mastri locali che all’inizio del 500 facevano gli altari a Cres, a Osor e a Martinšćica usando gli esempi dalla propria zona ma copiandone solo le forme principali. Le sculture dal museo di Cherso risalgono alla seconda metà del 400 e non fano parte dell’officina sopra citata per quanto riguarda il loro stile prezioso. L’esempio isolato è anche san Antonio di Cherso il cui mastro mostra le caratteristiche naif e la sua non abilità.
La caratteristica principale e ben nota della fornitura degli altari nell’ Adriatico settentrionale fino alla metà del 500 è il polittico intagliato con le sculture di legno invece di polittico disegnato. Il santo, il prottetore, il titolare oppure il patrone della città sono i motivi logici della figura centrale degli altari in periodo in cui dominava la coscienza civile ma anche una situazione politica malsicura specialmente quando parliamo di cappelle sotto il patronato civile delle famiglie patrizie o delle congregazioni. Alle richieste di tale rappresentazione rispondono le officine d’arte e i mastri locali ripettendo le premesse assegnate del tema ma variando nella qualità dell’effettuazione.

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