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Sulla passione paleocristiana dei Quattro Coronati (Passio ss. Quattuor Coronatorum)

Darija Damjanović


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str. 331-350

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La passione dei Quattor Coronati è una delle leggende, relativa ai martiri pannonici, che ha interessato di più la curiosità di agiografi, storici e archeologi. Alla fine del 900’, gli studi del Wattenbach, che pubblicò i tre codici della Passio ss. Quattuor Coronatorum, destarono particolare interesse. La passio venne firmata da Porfirio che era censualis a gelba actuarius, ossia conosceva i termini tecnici antichi del lavoro nelle cave di marmo, ed era suddivisa in due parti: la prima, più lunga, con la descrizione della vita di cinque scultori e il loro lavoro in una cava di marmo in Pannonia; la seconda, che comprende solo due capitoli, con la descrizione della condanna a morte dei quattro cornicularii romani (funzionari graduati con incarichi speciali nell’esercito, addetti ai tribunali od ad uffici puramente amministrativi, contraddistinti dalla decorazione militare a forma di due piccole corna che veniva fissata sulla parte anteriore dell’elmo), che si rifiutarono di offrire sacrifici al dio Esculapio. I martiri di questa passio sono menzionati in molte fonti, martirologi ed itinerari antichi e medievali; per cui vi è una grande confusione per l'identificazione dei personaggi (essi, infatti, vengono anche citati dall'autore della Passio Sebastiani del V d.C.). Fino al IX secolo, quando ci fu la traslazione dei loro corpi dal suburbio di Roma alla chiesa titolare a loro dedicata ed edificata sul Celio, il loro nome non era noto.
Varie sono le problematiche legate alla veridicità di questo testo agiografico: la passio non è intitolata come la passione dei Quattro Coronati, ma inizia con Incipit passio sanctorum Simproniani, Claudii, Nicostrati, Castorii et Simplicii. Essi vengono martirizzati durante il regno di Diocleziano nel 303 d.C. Il problema più grande è legato alla reale ubicazione della cava menzionata nel testo. L’autore descrive alcuni luoghi: Tempore quo Diocletianus perrixit Pannoniis ad metalla diversa;..in partis Pannonie... e ...in loco qui appelatur ad montem pinguem..., ...ad montem porfyreticum qui dicitur igneus. Tre sono le ipotesi accolte: la più verosimile è quella che si tratti della cava situata sulla collina Fruška Gora nei pressi dell'antica città di Sirmium. Sono stati, infatti, trovati in questa zona, resti di cave di marmo, ma, non di porfido come la cava descritta nella leggenda. Un argomento a suo favore è il fatto che dalla città provengono martiri che sono stati perseguitati durante l’impero di Diocleziano. Un’altra ipotesi è relativa all’identificazione con una delle cave antiche situate sul colle di Gereszed, posto tra le antiche città di Sopianae e di Lugio, siti ubicati nell'odierna Ungheria, ma, anche esse sono cave di marmo e non di porfido. L'abitato antico e medievale di Pécs, situata nei pressi di queste cave, si chiamava Quinque ecclesiae, toponimo probabilmente derivato da quello più esteso Ad quinque (sanctorum / martirum) basilicam. L'ultima ipotesi è la cava imperiale di Gebel Dokhan in Egitto; ed essa è l'unica cava imperiale nota per l'estrazione del porfido. Comunque, è più semplice pensare che il profido citato dall'autore della passio, non sia reale, ma sia l'unico modo, adottato da costui per citare il granito di colore rosso che si poteva estrarre nelle cave della Pannonia. Non ci sono testimonianze della traslazione dei corpi, ma probabilmente, in seguito alle invasioni barbariche, essi vengono posti al sicuro e quindi a Roma, forse anche nella zona ad duas lauros sulla via Labicana.
D'altra parte, il culto di questi quattro cornicularii è noto a Roma nella zona ad duas lauros, ma presto viene dimenticato. Solo con le traslazioni delle reliquie ex contactu e la consacrazione della basilica sul Celio in loro onore, inizia nuovamente il culto dei Quattro Coronati. Infatti, il titulus Aemilianae viene sostituito nel VI secolo con il titulus Ss.Quattour Coronatorum, e commemorato l'8 novembre (Sacramentarium Leonianum, Sacramentarium Gregorianum). Dopo il IX secolo, quando papa Leone IV trasferisce i corpi dal suburbio al titolo sul Celio, il culto dei martiri pannonici prevale su quello dei cornicularii. La leggenda viene intitolata come la Passio ss. Quattuor Coronatorum, e i martiri vengono menzionati solo alla fine.
La passio è un romanzo storico pieno di anacronismi e di racconti fantastici, ma va valorizzata perchè è, comunque, una testimonianza, e perchè ci fornisce la terminologia specifica adottata in quel periodo. La storia dei cinque pannonici era probabilmente nota nella tradizione orale ed ad un certo momento, alla fine del IV o forse agli inizi del V secolo, viene trascritta. La Depositio martyrum, nel giorno del martirio (V idus novembris), cita solo i martiri romani venerati in comitatum, e non i nostri martiri pannonici, perchè ancora non erano noti a Roma.

Ključne riječi

Quattuor coronati; leggenda; scultori pannonici; corniculari romani; culto martiriale; Sirmium; Quinque ecclesiae; Gebel Dokhan

Hrčak ID:

62126

URI

https://hrcak.srce.hr/62126

Datum izdavanja:

1.10.2009.

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