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Original scientific paper

LOGGIA COMMUNIS TRAGURII: TEMPLUM IVRIS ET ARA IVSTITIAE (1471)

Radovan Ivančević ; Filozofski fakultet u Zagrebu


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Abstract

La loggia pubblica di Traù è ricordata nei documenti dal XIII secolo, le sue colonne sono di epoche differenti, dall'antichità al gotico. Molti autori hanno scritto sul rilievo rinascimentale della Giustizia (1471) attribuendolo a Niccolò Fiorentino e alla sua bottega, ma al rilievo non è stato dedicato nemmeno uno studio monografico. L'autore pubblica l'analisi completa e l'interpretazione iconologica del rilievo, e sottolinea nello stesso tempo la componente architettonica del progetto e il suo significato nella definizione spaziale della loggia. La composizione del rilievo comprende otto campi maggiori (il rilievo della Giustizia è uno di essi) e tre minori, e l'autore la paragona a un polittico con le sue predelle. La parte centrale della pala è simile a un trittico su due registri affiancato da un'ala su ciascun lato con un candelabro a tutta altezza. In relazione al rapporto proporzionale tipico del polittico fa eccezione il fatto che il campo centrale è un rettangolo disposto orizzontalmente, e non verticalmente. Questa particolarità è dovuta al fatto che nel campo centrale doveva esserci un leone alato come simbolo della Repubblica di Venezia, e per questo motivo il formato è adattato alle proporzioni della figura animale e non a quella umana. L'iconografia della pala è in rapporto con il tavolo in pietra del giudice e con il banco murato in pietra (su cui il conte cittadino con quattro giudici presiedeva ai vari processi legali) ed è adeguata alla funzione della pala sopra l'altare nei luoghi di culto. Considerata la complessità della composizione e la sua derivazione dal polittico, nonché la funzione spaziale di questo altare profano l'autore propone che invece di »rilievo della Giustizia« (pars pro toto) questo monumento sia chiamato »pala della Giustizia«, e l'insieme altare della giustizia: ARA IUSTITIAE. Sopra il leone, simbolo di Venezia, vi è la personificazione della Giustizia nella veste classica. Con la bilancia nella mano sinistra (e un tempo la spada nella destra), che siede sulla sfera alata. Alla sua destra e alla sua sinistra vi sono i busti di due angeli (o genii?) con iscrizioni su cartigli che la glorificano come regina del mondo (REGINA POLOS), come colei che decide della sorte di ciascuno. Accanto al leone vi sono le sculture di S. Giovanni da Traù, protettore deÌla città con il suo modello in mano e S. Lorenzo, titolare della cattedrale, con la graticola. Ai lati vi sono due candelabri con frutta e la fiamma sulla cima, mentre nella zona della predella vi è l'iscrizione del conte L. Lando (1470-1471) su un rotolo svolto e lo stemma del conte A. Lando (1470) sul petto di un'aquila dalle ali spalancate. Altri due piccoli stemmi dei Lando si trovano sui candelabri. La pala, dunque, fu iniziata nel 1471, e la loggia rinnovata fu aperta solennemente nel 1471, il giorno dell'anniversario del protettore della città (15 novembre), come testimonia l'iscrizione scolpita sulla parete accanto alla pala. La Giustizia occupa nella composizione il posto più alto, che secondo le leggi della topografia iconografica appartiene agli esseri più elevati dell'iconografia cristiana (Dio, Cristo, la Madonna), come è sempre a loro riservato il volare sulla sfera e la Glorificazione »ln excelsis« degli angeli. Forse sarebbe più conveniente interpretare il rilievo invece che come una deificazione della Giustizia, una delle sette Virtù, (ciò che nel mondo cristiano sarebbe ritenuto blasfemo), come una versione rinascimentale dell'apoteosi antica e i giovani con le ali come genii, non angeli. Anche il leone su questo rilievo non rappresenta il simbolo dell'Evangelista, ma prima di tutto lo stemma di Venezia, poiché al posto del motto »Pax ti bi Màrce ... " sul libro c'è una citazione conveniente ad un tribunale: »INIUSTI PUNIENTUR. ••"• Sulla mensa dell'altare della Giustizia esercitavano le loro funzioni i Sacerdoti della Legalità: il conte e i giudici con i loro ministranti, i notai, gli avvocati, gli esaminatori e gli altri impiegati del comune per gli affari legali, nominati già nello statuto traurino del XIV secolo. Ma, la pala, oltre che alla Giustizia, è parimenti innalzata in onore di Venezia e per glorificarne la legittimità, poiché dopo secoli di lotte per Traù (che nel XIV secolo riconosceva o invocava la sovranità ungherese e napoletana, così come il legame con i grandi di Croazia dell'Adriatico settentrionale e i regnanti di Bosnia del retroterra continentale, con li suo culmine al tempo del condottiero Hrvoje Hrvatinié ai primi del XV secolo che confermò alla città i suoi privilegi) Venezia la conquistò definitivamente nel 1420 e da allora vi insediò i suoi conti. Alcune ducali testimoniano che a quel tempo Venezia lottava per togliere anche tutte le cause con la chiesa alla giurisdizione ecclesiastica e sottoporle al tribunale laico. Applicando una prospettiva semantica, questo programma risulta espresso sulla pala dai rapporti di grandezza: domina in assoluto il leone veneziano, sono leggermente più piccoli i fanciulli alati, quindi la figura della Giustizia e i più piccoli sono i santi! L'analisi del sistema proporzionale della pala dimostra che la forma e il formato del rilievo furono progettati in rapporto alle dimensioni della parete orientale della loggia. E inoltre che il rilievo non fu costruito o murato successivamente, ma è parte integrale della parete, edificata contemporaneamente (come il »trittico« parietale in pietra è parte integrale del muro nord della Cappella Orsini, progettata dal Fiorentino nel 1468). Col rilievo della Giustizia viene data forma a tutto il muro est, mentre il formato del rilievo corrisponde alla facciata di un edificio più piccolo a un solo piano. (Dietro di esso sorge la cappella di S. Sebastiano, ugualmente costruita da Niccolò Fiorentino). Oltre che per le dimensioni la pala della Giustizia è unica per il suo sviluppo all'interno dell'architettura della loggia, è infatti l'unico esempio di soluzione spaziale monumentale architettonico-sculturale rinascimentale di una loggia (di solito si dava forma solo alle facciate), avente inoltre come punto focale funzionale il tavolo del giudice (l'altare della Giustizia) adeguatamente rappresentato e interpretato figurativamente dal rilievo sopra di esso (la pala della Giustizia). Diversamente dalle altre logge che di solito sono solo un »tetto sulla testa« e un »ambiente necessario« senza pretese architettoniche, la loggia rinascimentale di Traù è diventata con l'intervento di Niccolò Fiorentino: TEMPLUM IURIS ET ARA IUSTITIAE. Modifiche minori della pala sono legate ai restauri della loggia: è stato aggiunto lo stemma del conte Pizzamano (1513) nella predella (al posto della simmetrica aquila dalle ali spalancate con lo stemma di L. Landa), sulla cornice della predella sono scolpite le iscrizioni del conte Cornaro (1606), e accanto alla Giustizia è appeso il suo stemma e quello di Traù. In base allo stemma sulla gamba del tavolo l'autore conclude che l'attuale tavolo in pietra fu collocato allora (sostituendo quello originale su quattro sottili pilastri), e in base allo stile e all'epoca ritiene sia opera della bottega di Tripun Bokanié che a quel tempo costruì il terzo piano e ultimò il campanile della cattedrale (1603). Va considerata una grande perdita il fatto che in un accesso di nazionalismo fu demolito il leone veneziano (1932). Questo è uno dei numerossissimi esempi e prove che l'ideologia nazionalista agisce sempre e dovunque contro gli interessi della nazione (in questo caso distruggendo un prezioso monumento del patrimonio culturale di una regione). Nonostante ciò in base a delle fotografie C. Fiskovié ha attributo in maniera convincente il leone a Niccolò Fiorentino, e gli ha attribuito anche l'angelo sinistro con il cartiglio, avvertendo che ogni qual volta compaiano coppie di figure nelle opere della bottega Fiorentino - Alessi, la loro qualità è ineguale e la migliore può essere attribuita al Fiorentino, l'altra all'Alessi. In base ad una analisi approfondita R. Ivancevié completa con nuove argomentazioni le attribuzioni fatte fino ad oggi e oltre al leone e all'angelo considera il Fiorentino autore di tutta la parte sinistra (settentrionale) della pala, attribuendogli anche la figura della Giustizia e S. Giovanni da Traù, candelabro e la mensola (a foglia d'acanto e vegetale) su quel lato. Come caratteristiche più importanti della scultura del Fiorentino l'autore sottolinea l'autentica vivacità e mobilità delle figure, la tridimensionalità dei rilievi che sono praticamente sculture e la conquista dello spazio, superando le sculture le cornici dei riquadri (la testa e le ali del leone toccavano il campo della Giustizia, la coda è scolpita nel campo di S. Lorenzo), il mantello classicheggiante della Giustizia e l'avanzare delle ginocchia nello spazio. La figura di S. Lorenzo, l'angelo col cartiglio e la candelabro sul lato destro (sud) sono opera dell'Alessio di qualche altro collaboratore. Oltre alla frontalità e alla staticità delle figure, alla riduzione compositiva, alla piattezza del modellato (che si rivela dalle pieghe dei tessuti fino alle fiamme in cima ai candelabri), è caratteristica la differenza nell'applicazione della prospettiva che sul candelabro sinistro, del Fiorentino, è conseguente (con l'orizzonte in cima al collo del vaso), mentre sul destro. Dell'Alessi, è inesatta nella rappresentazione del rapporto del piedistallo e della pase (visto da due fuochi!) . L'autore mette in rilievo anche la minuta »placchetta metallica con stemma fermato da quattro viti« , scolpita illusionisticamente, sotto il candelabro destro, come lavoro di virtuosismo che non era tipico della bottega Fiorentino - Alessi. Mediante l'analisi comparata constata inoltre che il paio di candelabri della loggia è qualitativamente il migliore di tutti quelli che conosciamo nell'opus del Fiorentino e a Traù (i quattro sui pilastri della Cappella Orsini e della Tomba Sabota, e i due sugli stipiti di Palazzo Cippico). L'autore analizza anche il significato urbanistico del rinnovamento rinascimentale della Loggia come intervento profano parallelo al nuovo orientamento spaziale e alla nuova modellazione monumentale dell'atrio della cattedrale, sul lato opposto della piazza, con la costruzione del Battistero dell'Alessi (1467) e la collocazione del maggiore rilievo sacro in Dalmazia, il Battesimo (sul modello di Piero della Francesca). Mostrando la tipologia e lo sviluppo storico della loggia l'autore conferma l'originalità e l'importanza della loggia traurina nella regione dalmata, come in tutto il Mediterraneo, sottolineando che il leone nella loggia per la sua collocazione a livello degli occhi dello spettatore e »a portata di mano« era in senso comunicativo un originale monumento pubblico della Repubblica, e che per l'intimità e l'immediatezza del rapporto con gli spettatori può essere paragonato con l'innovazione di Giorgio Dalmata (1441-1443), che in modo analogo ingrandì e avvicinò ai passanti le teste del fregio sulle absidi della cattedrale di Sebenico (in confronto alle testine dei capitelli del portico di Palazzo Ducale a Venezia che potè utilizzare come modello). Con la reinterpretazione creativa di norme iconografiche tradizionali, l'integrazione del programma iconografico a rilievo e sculturale nel progetto architettonico (con il metodo di montaggio della costruzione muraria), come con il principio dell'unicità del materiale lapideo, anche quest'opera di Niccolò Fiorentinò si inserisce nelle correnti artistiche regionali della Dalmazia centrale -come la sua Cappella Orsini e la conclusione della cattedrale di Sebenico - su cui l'autore ha scritto in una serie di studi pubblicati negli ultimi anni. Infine, per il valore dell'insieme e la constatazione che l'interpolazione degli stemmi nel campo della Giustizia rappresenta l'espressione dell'»horror vacui« manieristico, e rompe l'impressione di una Giustizia dominante nel libero spazio del suo campo e il classico schema compositivo a triangolo equilatero, con sulla base le figure dei santi e la Giustizia al vertice - l'autore propone che gli stemmi siano spostati sullo stesso asse sopra la cornice della pala.

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