Quaderni, Vol. XXXVI No. 1, 2025.
Review article
Nazionalismi e ideologie ai confini orientali dopo l’8 settembre 1943
Leonardo Raito
; Università degli Studi di Ferrara
Abstract
L’occupazione italiana dei Balcani nella seconda guerra mondiale evidenziò
un’ambiguità strategica di fondo che provocò durissimi scontri tra le diverse
nazionalità. L’esercito iniziò a fare la politica, in Jugoslavia, in quello che
rappresentava sicuramente uno scenario fondamentale, essendo il naturale sbocco
dell’espansionismo nazionalista italiano e su questo lavorò a fondo la propaganda.
Nonostante le prime fallimentari mosse della diplomazia fascista e alcuni richiami
alla crociata anticomunista, il conflitto veniva sostanzialmente presentato come
una guerra nazionale, più che come uno scontro ideologico o tecnologico, cosa
che invece avveniva in altri contesti. La logica interna del mutamento nella
politica di occupazione tra il 1941 e il 1942 fu in palese contrasto proprio con le
motivazioni ideologiche della guerra: l’alleanza coi croati risultava incompatibile
con l’espansionismo nazionalista, ma quella coi serbi filo-occidentali appariva in
contraddizione con i fronti di guerra internazionali e in fin dei conti anche con la
crociata anticomunista. La situazione generò polemiche e dissidi interni, e anche
se strategie e decisioni venivano prese con l’approvazione di Mussolini, a partire
dal 1942 furono soprattutto le autorità militari a stabilire alleanze e priorità. Con
queste premesse, il vuoto di potere causato dal crollo dell’esercito italiano segnò
con l’armistizio l’avvio di una nuova fase: l’emergere di nazionalismi e ideologie
che erano state represse e che rappresentarono l’elemento trainante della lotta
al nazifascismo, per la liberazione dei territori del confine orientale, pur non senza
contraddizioni strategiche.
Keywords
nazionalismi, fascismo, occupazione, armistizio, repressione
Hrčak ID:
336670
URI
Publication date:
23.10.2025.
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